O Re dei popoli 22 dicembre

scritto da domenica, dicembre 22, 2013 0 No tags Permalink 1

O Re dei popoli 22 dicembre

Canto Gregoriano “O Rex Gentium”

1) L’antifona-preghiera per il 23 dicembre si direbbe preghiera di popoli pagani, che hanno desiderio di sal¬vezza. Sono distinti dal popolo ebreo, che ha una sua religione, la quale non solo lo differenziava dagli altri popoli, ma aveva anche una funzione di preparazione alla venuta di Cristo. Dai padri è stata sottolineata la funzione di «pedagogo», svolta dalla legge mosaica, per condurre l’umanità incontro a Cristo, re di tutti i popoli.
2) Dell’universalità di questo regno fondato da Cristo si ha un discorso frequente nella scrittura. Piccoli cenni si trovano anche nell’antifona maggiore di oggi.
Il re di tutti i popoli è desiderato da essi. «Scuoterò tutte le nazioni, parla il Signore per bocca di Aggeo, e allora verrà il desiderato di tutti i popoli…» (Ag 2, 1).
Quanto al desiderio di un salvatore diffuso un po’ ovunque, basterà ricordare quanto è stato detto dai commentatori cristiani dal sec. IV fino a tutto il Medio Evo sulla tanto discussa egloga quarta di Virgilio, con quei misteriosi accenni alla Virgo e al Puer. Gli scrittori cristiani, colpiti dalla ispirazione messianica che domina l’intera egloga, le accreditarono il valore di una profezia cristiana. Nonostante l’energica opposizione di san Girolamo, che considerava puerilia le interpretazioni dell’opera di Virgilio in questo senso (Ep. LIII, 7), Virgilio passa nel corteo dei profeti, e a lui si chiede testimonianza: Vates Maro Gentilium da Christo testimonium (Virgilio Marone, profeta dei pagani, da’ la tua testimonianza a Cristo). Sta il fatto che si era creata l’attesa di un ordine nuovo, dove tutto fosse più buono, più puro, più giusto. Quando ciò sarebbe avvenuto? Risponde Giacobbe, dal suo letto di morte, quando anticipa la futura missione dei figli: «Lo scettro non sarà tolto da Giuda e il principe non sarà tolto dalla stirpe di lui fino a tanto che non venga colui che deve essere mandato, ed egli sarà l’aspettazione delle nazioni» (Gn 49, 10). Il profeta dell’universalità del regno messianico è sempre Isaia (cfr. 2, 2-3), e i salmi non mancano di parlare del trionfo del futuro Messia: «Tu sei il mio figliolo, oggi ti ho generato. Chiedi a me e io ti darò in eredità le genti e in tuo dominio i confini della terra» (Sal 2, 7. 8).
3) Al Messia venturo viene riferita l’immagine della pietra angolare, che ha la stessa finalità che una pietra fondamentale ha in un edificio. Da essa ha principio tut¬ta la costruzione, e sulla prima pietra spesso si incide il nome del creatore e del proprietario. Ebbene, al Messia si domanda, nella preghiera d’oggi, che compia nella casa dei popoli la stessa funzione della prima pietra: ripari e consolidi la famiglia umana disgregata da tutto ciò che è sotto la parola «peccato»: ambizioni, ingiustizie, gelosie sanguinarie. A questa esigenza risponde il Signore Dio: «Ecco io pongo una pietra in Sion, una pietra scelta, angolare, preziosa, saldamente fondata: chi crede non vacillerà» (Is 28, 16). Nella tradizione giudaico-cristiana la pietra è sempre stata intesa come immagine del Messia (cfr. Sal 118, 22). Gesù stesso ha proclamato di essere «pietra d’angolo», raccontando la parabola dei vignaioli omicidi. «Non avete mai letto nelle scritture: La pietra che fu rigettata da coloro che fabbricano, è diventata testata d’angolo» (At 21, 42). Lo stesso affermerà Pietro davanti al sinedrio, dopo la guarigione dello storpio guarito (At 4, 10-11). E Paolo ricorderà che la vita di un cristiano, qualunque sia la sua provenienza, si inserisce nella crescita della Chiesa, tempio vivente che ha «come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù (cfr. Ef 2, 11-19). In mezzo a tutte le distruzioni di cui si è spettatori, sempre in ritardo per le difficoltà che ogni ricostruzione comporta, non si può non usare la pietra, sulla quale è inciso il motivo di ogni fiducia: «Chi crede in me, non vacillerà» (Is 28, 16).

4) La preghiera si apre invocando il Re delle nazioni e si chiude con la supplica: «Vieni e salva l’uomo che hai formato dal fango». Il primo incontro fra Dio e codesto pupazzo di fango si era concluso con il beneficio della vita: «Dio soffiò sull’uomo un alito di vita, e l’uo¬mo divenne un essere vivente» (Gn 2, 7). Fu la creazione dell’uomo. La ricreazione dell’uomo fu opera più mirabile della stessa creazione: la creatura è stata elevata alla dignità di figlio di Dio, perché il Verbo si era fatto consorte della natura umana. Fratello e re. Come intorno al re della terra si forma l’unità del popolo, ed egli è il simbolo della patria (qualche volta, presso i popoli antichi, è addirittura simbolo della divinità), così intorno a Cristo. Egli è annunziato a sua madre con il destino di un re: «Il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e il suo regno non avrà fine» (Lc 1, 32-33). I magi lo cercheranno e lo onoreranno con doni degni di un re (Mt 2, 2-11). Nel giorno delle palme è acclamato «Re d’Israele». Dopo qualche giorno egli dichiarerà a Pilato: «Io sono re. Per questo sono venuto nel mondo, a rendere testimonianza» (Gv 18, 37). Voci potenti nell’Apocalisse echeggiano: « Il regno del mondo appartiene al Signore e al suo Cristo: egli regnerà nei secoli dei secoli» (Ap 11, 15). Nella liturgia non c’è nessuna idea, tanto frequentemente affermata, come quella della regalità di Cristo. La sintesi più bella è stata maturata ancora da Isaia: « Il Signore è nostro giudice, il Signore è nostro legislatore, il Signore è nostro re: egli ci salverà» (Is 33, 22).
E il conforto che il Natale ci porta.

5) Il primo trono per il neonato Re dei Giudei è stato una mangiatoia. Ve lo ha intronizzato sua madre, Maria (cfr. Lc 2, 7). Il secondo trono sono state le ginocchia di sua madre. Così hanno amato raffigurare il Cristo neonato gli artisti paleocristiani, quando hanno rappresentato l’adorazione dei magi. E noi, guidati dalla liturgia, ci inginocchiamo e diamo un’anima a questo nostro atteggiamento pregando: «Cristo è nato per noi: venite, adoriamo».

Virgilio Card. Noè, I grandi annunzi di Natale, Libreria Editrice Vaticana, 2000, 43-47.

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O Re dei popoli 22 dicembre
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O Re dei popoli 22 dicembre
Descrizione
L'antifona-preghiera per il 23 dicembre si direbbe preghiera di popoli pagani, che hanno desiderio di sal¬vezza. Sono distinti dal popolo ebreo, che ha una sua religione, la quale non solo lo differenziava dagli altri popoli, ma aveva anche una funzione di preparazione alla venuta di Cristo. Dai padri è stata sottolineata la funzione di «pedagogo», svolta dalla legge mosaica, per condurre l'umanità incontro a Cristo, re di tutti i popoli.
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