Transustanziazione secondo Papa Ratzinger

scritto da martedì, 29 Ottobre, 2013 0 No tags Permalink 0

Transustanziazione secondo Papa Ratzinger

Ancora qualche anno fa sembrava che il tema della «tran¬sustanziazione» anche nella teologia cattolica suscitasse ormai poco interesse. Non si contestava il dogma tridentino, ma nella discussione teologica si preferiva evitarlo aggirandolo rispettosamente da lontano, e questo per molteplici motivi. Già la sola parola sembrava suscitare troppo il ricordo di un tipo di teologia vicina a trasformarsi in pura filosofia dimenticando, a causa di litigi fatti da sofistiche discussioni concettua¬li, il suo vero compito: l’assimilazione della Parola rivelata-mediante la sua comprensione, in funzione dell’annuncio del messaggio di salvezza.
Affiorava, per giunta, con la parola «transustanziazione» il ricordo di quell’autoalienazione della dottrina eucaristica, ampiamente dominante fino al Novecento inoltrato, in cui il fulcro interiore del Sacramento si spostò dall’attivo stare insieme con il Signore risorto che ci offre la comunione conviviale con se stesso, verso una visione statico–ontologica, in base alla quale, in un atteggiamento spirituale di forte tendenza monofisitica e tralasciando l’umanità di Ge¬sù Cristo, l’ostia venne interpretata semplicemente come il luogo della presenza di Dio, come il trono terreno di Dio, davanti al quale si compie l’atto d’adorazione, quasi dimenticando, in contrasto con il senso originario dell’istituzione, l’invito alla comunione conviviale.
Ma a queste riserve intrinsecamente teologiche nei con fronti del tema «transustanziazione» si aggiunse (e si aggiunge tuttora) per noi uomini d’oggi, figli quali siamo di un’epoca con una mentalità basata sulle scienze naturali, un’ulteriore difficoltà: emerge cioè la domanda, se oggi – a prescindere da limitazioni derivanti dalla fede stessa – la parola «transustanziazione» abbia davvero ancora un senso. O se invece, con la dissoluzione del concetto medievale di sostanza, in conseguenza del quale il pane, per noi, non ha più nulla di «sostanza» unitaria, ma presenta una struttura chimica complessa ed artificiale, l’affermazione originaria sia con ciò divenuta un miserevole anacronismo? Dalla combinazione dei due gruppi di domande sembra risultare una situazione che oggi non di rado si presenta anche altrove a chi lavora in campo teologico: protesta, che emerge dalla semplicità di una fede costantemente aderente alla sua origine e che perciò è contraria ad immischiarsi con una mentalità laica, s’incontra con le domande della ragione critica rivolte ad una teologia che troppo presto è impegolata in una qualsiasi scienza o filosofia e in tal mo¬do ha compromesso l’apertura della fede.
Se si riflette su quanto detto, bisogna ammettere che vi sono sufficienti motivi per non mettere troppo in risalto la parola «transustanziazione» nella teologia contemporanea e che perciò è giusto spostarla dalla posizione centrale, che essa aveva ottenuto a torto in una teologia orientata troppo filosoficamente. Ma si deve pure aggiungere che motivi altrettanto sufficienti vi sono per affrontare il tema nella sua condizione ridimensionata e per esporsi alle questioni che esso pone. Passarle sotto silenzio o rimuoverle sarebbe infatti in contrasto con quell’onestà intellettuale che è d’importanza vitale per la fede. Rispondeva quindi pienamente alla logica delle cose che, dopo gli anni del silenzio, del ripristino degli equilibri nella dottrina eucaristica e della sua nuova focalizzazione attorno all’atto della celebrazione dell’Eucaristia, il tema della «transustanziazione», da alcuni anni, sia tornato ad ottenere sempre maggior importanza.

(J. RATZINGER, Teologia della Liturgia, Città del Vaticano 2010, 308-309)

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Transustanziazione secondo Papa Ratzinger Ancora qualche anno fa sembrava che il tema della «transustanziazione» anche nella teologia cattolica suscitasse ormai poco interesse. Non si contestava il dogma tridentino, ma nella discussione teologica si preferiva evitarlo aggirandolo rispettosamente da lontano, e questo per molteplici motivi.
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